La responsabilità di fornire chiarimenti riguarda anche i politici europei legati a questo movimento. I membri del Parlamento europeo che dichiarano di difendere i diritti umani e di combattere il terrorismo e il riciclaggio di denaro devono chiarire: sono a conoscenza del passato di queste persone e dell’organizzazione a cui appartengono?
Su quali basi concedono loro visibilità pubblica e sostegno politico?
Quanto sono trasparenti le fonti di finanziamento di queste interazioni? E, soprattutto, gli standard europei in materia di diritti umani e antiterrorismo vengono applicati alla valutazione dei partner politici con la stessa serietà con cui vengono richiamati nelle risoluzioni e nelle leggi?
Di Pouia Tajali
Oggi Sarvnaz Chitsaz interviene alle conferenze internazionali in qualità di presidente della Commissione delle Donne del Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana (NCRI), parlando di libertà, uguaglianza e diritti delle donne. Partecipa a incontri politici in Europa, sottolinea la necessità della partecipazione femminile alla leadership politica e presenta una visione del futuro dell’Iran nell’ambito dei programmi dell’NCRI. Tuttavia, ciò che emerge molto meno nelle sue attuali presentazioni pubbliche è il suo coinvolgimento pluridecennale nelle strutture del gruppo terroristico dei Mojahedin del Popolo (MEK); un gruppo la cui storia è intrecciata con la lotta armata, il ruolo di mercenari al servizio del dittatore Saddam Hussein, atti terroristici documentati e gravi controversie in materia di diritti umani e finanze.
L’esame dei documenti pubblicati dagli stessi Mojahedin dimostra che Chitsaz non è stata soltanto una figura politica attiva nel campo dei diritti delle donne. Ha ricoperto incarichi in diversi settori dell’organizzazione, dalle reti studentesche sostenitrici del MEK negli Stati Uniti alle relazioni estere, alle attività mediatiche, alle strutture legate all’Esercito di Liberazione Nazionale e al Consiglio direttivo. L’importanza di questi elementi risiede nel fatto che tali precedenti non sono stati registrati in un rapporto accusatorio redatto dagli oppositori dell’organizzazione, bensì in una pubblicazione ufficiale della stessa.
Uno dei documenti più importanti per conoscere il passato di Sarvnaz Chitsaz è il numero 119 della rivista Iran Liberation, pubblicato nel settembre 1993. La rivista, che all’epoca apparteneva all’organizzazione dei Mojahedin del Popolo, pubblicò le biografie di alcuni membri e responsabili dell’organizzazione in un articolo dedicato alla costituzione del Consiglio direttivo femminile. Il numero originale è oggi conservato nell’archivio digitale dell’Università di Exeter.
L’importanza di questo documento risiede nella sua provenienza. Nel 1993, mentre presentavano le donne inserite nella struttura dirigente, i Mojahedin pubblicarono informazioni sul passato di Chitsaz che oggi costituiscono una base per un esame critico della sua posizione politica. Queste informazioni rappresentano la versione ufficiale dell’organizzazione riguardo al passato di Chitsaz.
Secondo il documento, dopo la Rivoluzione iraniana del 1979, Chitsaz si unì agli studenti sostenitori dei Mojahedin presso la Iowa State University, negli Stati Uniti, e tra il 1981 e il 1984 operò nel comitato politico delle Associazioni degli Studenti Musulmani Iraniani (Muslim Iranian Students Societies) nello Iowa.
L’importanza di questi precedenti non consiste soltanto nella lunga durata del suo legame con l’organizzazione. La biografia del 1993 mostra che l’attivismo studentesco rappresentò l’inizio di un percorso che portò Chitsaz ad assumere responsabilità sempre più importanti all’interno dell’organizzazione. Pertanto, presentarla esclusivamente sulla base dell’incarico attuale, senza menzionare il percorso politico compiuto, non può fornire un quadro completo della sua identità organizzativa.
La parte più controversa della biografia di Chitsaz riguarda gli incarichi ricoperti nelle strutture legate all’Esercito di Liberazione Nazionale, la forza militare dei Mojahedin del Popolo costituita durante la permanenza dell’organizzazione in Iraq. La rivista Iran Liberation afferma esplicitamente che, dopo le attività nelle organizzazioni studentesche, Chitsaz fu trasferita nelle basi di frontiera dei Mojahedin e lavorò nel settore delle relazioni estere dell’Esercito di Liberazione Nazionale. Lo stesso documento sostiene che partecipò alle operazioni Forty Stars e Eternal Light nel 1988. Aggiunge inoltre che, durante un’operazione nella primavera del 1991, prestò servizio nel supporto logistico ed ebbe la responsabilità delle munizioni su diversi fronti.
Queste informazioni costituiscono alcuni degli elementi più significativi del documento storico, poiché presentano un’immagine di Chitsaz che va ben oltre le normali attività politiche o umanitarie. Nella ricostruzione degli stessi Mojahedin, il suo nome è collegato alla struttura militare dell’organizzazione, alle sue operazioni e a responsabilità riguardanti le munizioni.
In questo contesto, la presenza del nome di Chitsaz in relazione a operazioni militari e al supporto logistico per le munizioni non è un dettaglio marginale. Questi precedenti sollevano interrogativi seri sulla sua posizione nella struttura militare dell’organizzazione e sul modo in cui il suo passato viene presentato nelle attuali biografie pubbliche. Ciò che è chiaro è che gli stessi Mojahedin hanno registrato nella sua biografia incarichi collegati alle strutture militari e logistiche dell’organizzazione. La questione è importante per valutare una figura che oggi parla di opposizione alla violenza, libertà e diritti umani. La domanda critica è se sia stata fornita una spiegazione chiara del rapporto tra le sue attività attuali e il suo passato militare e organizzativo. E il pubblico internazionale che la conosce come difensora dei diritti delle donne è consapevole di questi precedenti?
I documenti storici mostrano che l’attività di Chitsaz all’interno dei Mojahedin non si limitava al settore militare. Secondo la biografia del 1993, ricoprì incarichi in vari dipartimenti delle relazioni estere dell’organizzazione e, per un certo periodo, svolse funzioni dirigenziali nel settore delle notizie dei Mojahedin. Successivamente fu trasferita a Ginevra, dove lavorò nell’ambito dei rapporti con le organizzazioni internazionali. Sempre secondo lo stesso documento, Chitsaz fu rappresentante dei Mojahedin nei Paesi scandinavi e in seguito divenne responsabile degli affari europei. L’ultimo incarico dichiarato prima della sua selezione nella struttura dirigente fu quello di direttrice del dipartimento delle relazioni internazionali dell’organizzazione.
Questa parte del passato di Chitsaz è importante quanto gli incarichi collegati all’Esercito di Liberazione Nazionale. Le relazioni estere di un’organizzazione politica servono a presentare le posizioni dell’organizzazione, stabilire contatti con personalità e istituzioni straniere ed espandere la sua presenza internazionale. Pertanto, le attuali attività di Chitsaz negli ambienti politici europei devono essere esaminate alla luce della sua lunga esperienza proprio in questo settore.
Da questa prospettiva, vale la pena esaminare se il suo attuale incarico nella Commissione delle Donne dell’NCRI, oltre alla funzione legata ai diritti umani, rappresenti una continuazione del suo ruolo politico e comunicativo all’interno della rete dei Mojahedin. I documenti storici forniscono una base solida per sollevare tale questione.
Un elemento ancora più importante è che, nel settembre 1993, Iran Liberation pubblicò il nome di Sarvnaz Chitsaz tra i membri supplenti del Consiglio direttivo dei Mojahedin. Il Consiglio fu presentato nello stesso anno nell’ambito dei cambiamenti strutturali dell’organizzazione, e i Mojahedin lo descrissero come un simbolo del ruolo delle donne nella direzione dell’organizzazione.
La presenza del nome di Chitsaz nell’elenco dei membri supplenti indica che, secondo la versione ufficiale dell’organizzazione, era considerata una persona con un’esperienza e una posizione consolidate all’interno della struttura. Questi precedenti differiscono notevolmente dall’immagine di un’attivista sociale indipendente concentrata esclusivamente sui diritti delle donne.
Un esame del passato di Chitsaz sarebbe incompleto senza conoscere l’organizzazione dei Mojahedin del Popolo. L’organizzazione nacque negli anni Sessanta e, dopo la Rivoluzione del 1979 e l’aggravarsi dei contrasti con la Repubblica Islamica, entrò in una fase di confronto armato nel 1981. Il trasferimento della leadership fuori dall’Iran e il successivo insediamento in Iraq crearono le condizioni per la formazione dell’Esercito di Liberazione Nazionale e l’espansione delle operazioni armate dell’organizzazione.
La storia violenta dei Mojahedin non è stata documentata soltanto nei rapporti dei loro oppositori. Nei suoi rapporti ufficiali, il Dipartimento di Stato degli Stati Uniti ha descritto il gruppo come un’organizzazione con precedenti di attività terroristiche, facendo riferimento all’uccisione di cittadini americani in Iran negli anni Settanta, ad atti di violenza e alle operazioni armate dell’organizzazione.
Nell’ottobre 1997, i Mojahedin del Popolo furono inseriti nell’elenco statunitense delle organizzazioni terroristiche straniere. Tale designazione rimase in vigore fino al settembre 2012, quando il Dipartimento di Stato americano la revocò. Tuttavia, nella sua dichiarazione ufficiale, il Dipartimento sottolineò che la revoca non significava dimenticare le precedenti attività terroristiche dei Mojahedin. Fece specificamente riferimento all’uccisione di cittadini americani negli anni Settanta e a un attacco compiuto nel 1992 sul territorio statunitense, esprimendo inoltre preoccupazione per le accuse di maltrattamenti nei confronti dei membri della stessa organizzazione. Questa posizione ufficiale è particolarmente significativa, poiché dimostra che la rimozione dei Mojahedin dalla lista terroristica statunitense non ha cancellato il loro passato storico.
Accanto a questi precedenti, la storia dei Mojahedin è stata segnata anche da critiche riguardanti i diritti umani e da controversie finanziarie. Nel suo rapporto del 2005, Human Rights Watch, sulla base delle testimonianze di ex membri, sollevò accuse di detenzione, maltrattamenti e pressioni nei confronti dei membri dissidenti. D’altra parte, nel 2009, il Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti annunciò che sette persone si erano dichiarate colpevoli di aver fornito sostegno materiale ai Mojahedin in un caso relativo alla raccolta di fondi, quando l’organizzazione figurava ancora nell’elenco terroristico americano. Secondo la procura, in questo caso era stato utilizzato il nome di un comitato per i diritti umani per raccogliere donazioni, mentre i fondi venivano raccolti a sostegno delle attività del MEK. Questo caso è particolarmente importante per esaminare il rapporto tra denominazioni legate ai diritti umani e attività organizzative.
Alla luce di questi precedenti, Sarvnaz Chitsaz deve rispondere: quale fu esattamente il suo ruolo nelle operazioni militari e negli incarichi legati alle munizioni? Difende ancora il passato armato dei Mojahedin? È disposta a rispondere a queste domande davanti ai media indipendenti e alle organizzazioni per i diritti umani?
La responsabilità di fornire chiarimenti riguarda anche i politici europei legati a questo movimento. I membri del Parlamento europeo che dichiarano di difendere i diritti umani e di combattere il terrorismo e il riciclaggio di denaro devono chiarire: sono a conoscenza del passato di queste persone e dell’organizzazione a cui appartengono? Su quali basi concedono loro visibilità pubblica e sostegno politico? Quanto sono trasparenti le fonti di finanziamento di queste interazioni? E, soprattutto, gli standard europei in materia di diritti umani e antiterrorismo vengono applicati alla valutazione dei partner politici con la stessa serietà con cui vengono richiamati nelle risoluzioni e nelle leggi?
La domanda finale è chiara: Chitsaz è disposta a rispondere del proprio passato organizzativo con la stessa franchezza con cui oggi parla di diritti umani? E i politici europei sono disposti a spiegare all’opinione pubblica il proprio sostegno e i propri legami con questo movimento?
Fonti e documentazione
- Iran Liberation, numero 119, settembre 1993; biografia di Sarvnaz Chitsaz e rapporto sul Consiglio direttivo femminile dei Mojahedin, in particolare pagina 8. Archivio dell’Università di Exeter.
Consulta il documento originale - Dipartimento di Stato degli Stati Uniti, 28 settembre 2012; dichiarazione sulla revoca della designazione terroristica dei Mojahedin e riferimento alle loro precedenti attività terroristiche.
Consulta la dichiarazione - Dipartimento di Stato degli Stati Uniti, Rapporto sul terrorismo del 2008; storia delle attività armate e delle operazioni terroristiche dei Mojahedin.
Consulta il rapporto - Human Rights Watch, maggio 2005; rapporto No Exit sulle accuse di maltrattamenti nei confronti dei membri dissidenti dei Mojahedin.
Consulta il rapporto - Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti, 28 aprile 2009; procedimento riguardante sette imputati coinvolti nella raccolta di fondi e nella fornitura di sostegno materiale ai Mojahedin.
Consulta il comunicato - Commissione delle Donne del Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana, 2025 e 2026; interventi di Sarvnaz Chitsaz e presentazione del suo incarico attuale.
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